Le chiese nel territorio

Cenni storici

La chiesa di S. Pietro

Fu costruita per iniziativa di Don Florindo Lucatello, Arciprete di Trissino, in occasione del Concilio Vaticano II, su progetto dell’Architetto Antonio Nervi e dell’ing. Francesco Vacchini. Si soddisfece così l’esigenza, sentita dalla popolazione, di avere una chiesa più capiente e più comoda da raggiungere. L’opera fu inaugurata nel 1971. La chiesa è una cavea di pianta circolare; ha un diametro di 50 metri ed è coperta da un’unica calotta di cemento armato, diviso e decorato all’interno da elementi di nervature che s’incrociano geometricamente. Questo tetto è sostenuto da due colonne, pure a nervature, che dal basso si allargano verso l’alto, fino a dilatarsi e quasi a fondersi col soffitto, innestandosi nel suo disegno.

Un terzo punto d’appoggio è un sistema architettonico all’interno della cavea che delimita il presbiterio; questo è costituito da tre semplici colonne, unite tra loro da un muro circolare; esse sostengono tre arcate paraboliche, da cui si libra verso l’alto un’elegante cupola a forma di cono. Il pavimento è articolato in tre zone diverse: una alta che circonda la cavea e dà spaziosità all’insieme: qui si aprono anche due cappelle e trova posto il fonte battesimale; la cavea vera e propria, in cui sono collocati i seggi dell’aula vaticana conciliare come sedili per i fedeli; la parte bassa che comprende il presbiterio, l’altare maggiore e il coro, separata dll’assemblea dei fedeli, ma nello stesso tempo unita ad essa. Luminosità, ariosità e leggerezza sono date da una finestratura che corre in tutta la zona alta della parete perimetrale della chiesa e da una serie di aperture rettangolari, che compaiono a dare trasparenza e luce alla conica “cuspide”. Tra gli artisti che hanno collaborato per le essenziali opere d’arte inserite nella Chiesa si ricordano: Pino Castagna da Garda per il Cristo che domina il presbiterio, Giuseppe Lombardi da Roma per la statua della Madonna, Tito Perlotto da Trissino per le due figure in rame sbalzato, Cantù da Milano per i mosaici delle cappelle e del Fonte Battesimale, Simon Benetton da Treviso per i ferri forgiati dell’altare maggiore e delle balaustre, Mario Ferrari e la ditta Rancan Remigio e figli da Trissino per le grandi porte di ingresso in ferro battuto, Aligi Sassu per la Via Crucis (1984). La Chiesa è un capolavoro dell’arte contemporanea ed è costante meta di visitatori italiani e stranieri.

Tratto da: “In viaggio a Trissino”
foto: Rasia Piero


La chiesetta del Motto

Sulla sua origine non si hanno notizie certe, ma, secondo la tradizione popolare, sembra che essa sia stata la prima sede parrocchiale di Trissino. Dedicata inizialmente a S. Zenone, si hanno notizie certe dal 1418. Fu restaurata nel 1713, ma l’aspetto attuale è dovuto ad una radicale ristrutturazione avvenuta nel 1822 dopo anni di abbandono. Fu allora dedicata alla Beata Vergine Maria di Monte Berico. Nella chiestetta ci sono alcuni vasi sacri per il rito,un reliquiario di S.Biagio, messali e breviari del ‘700, una campana di bronzo del 1667, due monogrammi della Vergine in ferro battuto di A. Lora, una campana dei 1924, mobili di sacrestia.

Tratto da: “In viaggio a Trissino”
foto: Rasia Piero

Pagina aggiornata il 07/12/2023

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